C – Bullismo

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Cyber - bullismo

mercoledì 15 giugno 2016
di Vanna Francesca Bertoncelli

Livorno – In Fortezza Vecchia, nella suggestiva Sala Ferretti che prende il nome dall’architetto della Soprintendenza che ha curato il restauro della struttura medicea si è tenuto, con il patrocinio della Fondazione Ordine degli Psicologi della Toscana e dell’Autorità Portuale di Livorno, l’evento sul C-BULLISMO.
Dopo i saluti di Fulvio Corrieri, presidente della Fondazione, Alessandra Potenti della Segreteria Generale dell’Autority, ha salutato i presenti a nome di Gabriele Gargiulo direttore promozione ed ufficio studi dell’Autorità Portuale di Livorno, fornendo anche un breve quadro storico del monumento simbolo della città e delle funzioni dell’Autority.

Obiettivo dell’evento è fornire elementi per una corretta informazione sul bullismo digitale che vede coinvolti, sul web, giovani e giovanissimi.
In un percorso narrativo interdisciplinare tra psicologia, diritto ed immagini fotografiche gli interventi sono stati calibrati per una lettura del fenomeno che, di grande attualità e delicatezza, importante per numeri e significato resta ancora poco conosciuto.
Il c-bullismo ripercorre, sul web, le orme del bullismo, definito negli anni novanta da Sharp e Smith
Come abuso di potere e desiderio di dominare. Non scontro tra pari quindi, anche se tra pari di età. E’ un comportamento deviante che si riscontra in età scolare, agito per lo più, in ambito scolastico, caratterizzato da atteggiamenti e comportamenti di prevaricazione ripetuti nel tempo quali offese, ingiurie, immagini e filmati umilianti, violazione della privacy, diffusione di scene violente o intime tese a screditare il soggetto preso di mira. Immagini postate, condivise sul web e guardate ripetutamente. Deve contemplare uno o più soggetti in posizione dominante (bulli) ed una o più persone in posizione di sottomissione (vittime).
Il c-bullismo ferisce senza che il dominante abbia timore di una reazione. Il persecutore, solitario o in branco è anonimo. Nel web si annullano le distanze tra mondo reale e mondo virtuale, cadono le inibizioni, non c’è empatia per la sofferenza dell’altro ed il persecutore non si rende conto delle conseguenze delle proprie azioni. Il profilo psicologico dei persecutori sul web è difficile da definire. Il soggetto dominante, con competenze informatiche superiori alla media, solitario o in branco agisce nell’anonimato. E’ trasversale alle condizioni sociali, culturali ed economiche. Può essere un soggetto forte, prepotente come anche un ragazzo fragile, debole che agisce il bullismo per rifarsi di angherie subite, e per vincere, almeno virtualmente.
La personalità della vittima è invece chiaramente definibile come insicura, fragile. Ha una minore competenza informatica. Gli effetti del c-bullismo sulla vittima sono sempre devastanti. Si riscontrano chiusura in se stessa, isolamento, ansia, bulimia, depressione e, nei casi più gravi, suicidio. I media riportano spesso casi di giovani che, vittime di c-bullismo, si tolgono la vita.
La vittima tace, per vergogna, per paura, perché sola, ma anche per timore che le venga proibito l’uso di internet.

L’intervento del fotografo Luigi Angelica, in un percorso narrativo attraverso immagini fotografiche, evidenzia la relazione tra degrado e disagio.

Qualità dell’ambiente urbano e qualità della vita camminano insieme. Se lo spazio è un’entità fisica e virtuale non definita, a trasformarlo in luogo è l’essere condiviso, vissuto, riconosciuto come portatore degli elementi costitutivi di una comunità. Un insieme di individui uniti da interessi e significati comuni, legati da un senso di appartenenza che condividono appunto uno spazio fisico e virtuale. E’ ormai comprovata la relazione tra architettura, urbanistica, normalità, devianza.

Ci sono spazi e strutture urbanistico-architettoniche che inducono l’aggressività, soprattutto nelle forme fruste e che favoriscono il disagio sino alla devianza, specialmente in quelle modalità della microcriminalità urbana proprie del mondo giovanile. Molto è stato detto e scritto a proposito di quanto i luoghi in cui lavoriamo, in cui viviamo incidano sulla condizione psico-fisica e di quanto le condizioni dell’abitare influiscano sul modo di percepire noi stessi e di vivere il rapporto con gli altri. Il nostro modo di essere, il nostro benessere come il nostro malessere, sotto gli aspetti fisico, psicologico, civile dipendono in gran parte dai valori sociali della progettazione. Degrado chiama degrado. Ed il degrado, in un circolo vizioso che perpetua se stesso, è allo stesso tempo effetto e causa di disagio. L’ambiente naturale e costruito, la qualità dei luoghi in cui viviamo condiziona la qualità della nostra vita. Il nostro modo di essere.

Giuseppe Nicosia, specializzato in Diritto dell’Informatica illustra il quadro giuridico sia sotto l’aspetto legislativo che giurisprudenziale soffermandosi sul fatto che siano ancora tanti, proprio a causa della complessità e della velocità con cui avvengono le cose in rete, gli aspetti giuridici da definire.

Fiorella Chiappi, psicologa e referente per OPT nella Commissione Medicina di Genere del Consiglio Sanitario Regionale, prendendo spunto da episodi di cronaca che vedono comportamenti prevaricanti agiti sul web, proprio da ragazze, traccia un profilo del c-bullismo al femminile evidenziando le caratteristiche peculiari, i tratti in comune e le differenze con quello agito dai maschi. Illustra i fattori predisponenti: una famiglia in cui è presente violenza anche nella forma assistita, tra i membri come anche verso animali e cose. Abuso nell’infanzia. Assenza di figure di riferimento. Trascuratezza. Educazione permissiva o eccessivamente richiedente. Per passare poi ai fattori precipitanti: insuccesso, rimprovero, bassa soglia alla frustrazione, noia, uso di alcol e/o droghe cosiddette leggere. Richiama l’attenzione sui rischi legati al fenomeno, sulle conseguenze che ha sulla vittima e le implicazioni psico-sociali per il persecutore. Quindi sulla necessità di non sottovalutare il fenomeno e di puntare sulle azioni di prevenzione.

L’evento si chiude con una considerazione che può apparire controcorrente: certamente sono necessari interventi per contenere il bullismo ma non si devono trascurare quelli per rendere i bambini, gli adolescenti ed i giovani più sicuri, in grado di affrontare la vita anche con gli aspetti negativi che ci presenta. Niente e nessuno potrà sottoscrivere per loro una polizza che li assicuri dal negativo che, inevitabilmente, si accompagna all’esistenza. E si arriva alla resilienza. Il termine è nuovo eppure abusato, ma il concetto è vecchio. Consiste nella capacità di non soccombere al negativo dell’esistenza, nella capacità non tanto di resistere quanto di adattarsi. Nel video ufficiale del brano di Mengoni, Il Guerriero, si osserva come un ragazzino vittima di bullismo, diviene capace di reagire in modo positivo alla provocazione e alla violenza dei compagni grazie al sostegno di una figura di riferimento al suo fianco, una figura immaginaria, rappresentata appunto dal guerriero.

 

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